Mitologia e religione nel mondo precolombiano

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Mitologia e religione nel mondo precolombiano

Messaggio  Sebastiano il Gio Set 24, 2009 1:51 am

Miti, liturgia e manifestazioni del sacro nelle civiltà dell'America precolombiana: Maya, Incas, Aztechi, Olmechi, Toltechi....

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Re: Mitologia e religione nel mondo precolombiano

Messaggio  Sebastiano il Gio Set 24, 2009 1:55 am

Cari amici, se vi interessano le civiltà precolombiane, questo autunno seguite la mia rubrica sulla simbologia! Smile Nei mesi di settembre, ottobre e novembre, tratterò infatti del "Popol Vuh", il maggiore testo sacro dei Maya Quiche. La prima parte del mio commento è stata pubblicata oggi:


Riflessioni sulla Simbologia
di Sebastiano B. Brocchi indice articoli

Commento al Popol Vuh.
Prima parte Settembre 2009



Avrei esordito dicendo che il "Popol Vuh" è la più grande opera letteraria dell’America precolombiana, ma affermarlo in senso assoluto sarebbe sbagliato. Certo esso, oltre ad essere (cito dagli esperti) "un capolavoro della letteratura mondiale", è il testo principe della civiltà Maya; ma, è necessario precisarlo, è anche uno dei pochissimi frammenti superstiti di quella che, prima della conquista spagnola, era una produzione letteraria vastissima e quanto mai evoluta.

"Insieme con i conquistadores, nelle terre del Guatemala arrivarono molti sacerdoti, i quali, nell’aspirazione di convertire gli indigeni alla "vera" religione, distrussero ogni cosa che potesse avere un nesso con la sacralità locale: templi, statue, colonne, steli e libri di codici. (…) Delle migliaia di codici maya allora esistenti, come riferiscono le cronache, soltanto quattro ne restano oggi al mondo" (dall’introduzione di Ugo Stornaiolo alla traduzione da lui curata del "Popol Vuh").

Il "Popol Vuh" è il libro che contiene la storia della creazione e i miti delle origini tramandati dai Maya-Quiché. Quel che ci interessa maggiormente, in questa sede, è tuttavia l’aulico livello raggiunto dai Maya, con questo testo, nel campo del sapere iniziatico e della simbologia sacra.
Va detto infatti che "fino ai nostri giorni non è stato possibile decifrare tutto il suo significato esoterico, né cogliere la portata storiografica del documento, e ciò semplicemente perché è stato scritto in una lingua simbolica che va oltre la capacità di comprensione per chiunque non sia un Maya-Quiché, anzi, uno vissuto durante la Conquista" (Ugo Stornaiolo).
Non sarà certo il mio contributo a cambiare le cose. In primo luogo non posso ritenermi una voce autorevole nello studio delle civiltà precolombiane; e comunque il mio livello di approfondimento nella lettura del "Popol Vuh" non può che essere marginale rispetto a chi dedica la vita all’analisi e alla traduzione di libri come questo. Perciò mi esprimerò, come è mia consuetudine, a titolo di semplice pensatore, condividendo con voi alcune delle riflessioni natemi dalla lettura di questa "Bibbia dei Maya", come alcuni l’hanno definita.

Alcune constatazioni preliminari: la storiografia accademica ritiene che le civiltà centroamericane abbiano avuto uno sviluppo del tutto indipendente dal resto del mondo, e che di conseguenza la loro cultura non abbia risentito di influenze esterne; mentre un numero per la verità sempre crescente di studiosi arriva a formulare ipotesi in contrasto con questa visione, credendo cioè che dei contatti siano avvenuti, a più riprese, nel corso dei millenni, anche prima della "scoperta" di Colombo. Il fatto che io sia tendenzialmente aperto ad accettare questa seconda linea di pensiero, non influisce sulle mie considerazioni riguardo alla simbologia del "Popol Vuh". Il fatto che in questo libro esistano numerosissimi elementi comuni alla mitologia, all’iconografia e ai testi religiosi ed esoterici delle civiltà africane, asiatiche ed europee, è innegabile. Detto questo, non si può escludere a priori l’idea che tali similitudini siano da ascriversi a all’"inconscio collettivo" di junghiana memoria. Per cui, se mi capiterà di sottolineare similitudini o collegamenti concettuali fra il "Popol Vuh" ed elementi del retaggio culturale del "Vecchio Mondo", sarete liberi di interpretare questi legami come frutto o del caso, o dell’effettiva comunicazione fra separati continenti nelle epoche passate, oppure come segno evidente di un immaginario comune agli esseri umani di diversa origine.
Un’altra premessa che ritengo fondamentale, è ricordarvi che quasi tutti gli antichi racconti creazionistici ("Popol Vuh" compreso), sotto il velame di miti sull’origine del mondo celavano anche, spesso, imprese simboliche legate al cammino iniziatico, allegorie di come doveva essere creato e ordinato il mondo interiore, dal chaos al cosmos, fino alla comparsa dell’essere umano che in questo caso rappresentava l’uomo nuovo, l’Iniziato che avesse compiuto la sua rinascita...
(leggi il resto dell'articolo Arrow Arrow Arrow http://riflessioni.it/simbologia/popol-vuh-1.htm study)

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Re: Mitologia e religione nel mondo precolombiano

Messaggio  aisha il Lun Set 28, 2009 4:17 pm

Caro Sebastiano, ho letto il tuo articolo per intero e lo trovo molto interessante. Attendo ora il proseguo che pubblicherai in ottobre e novembre.
La lettura della prima parte mi ha fatto venire in mente alcune riflessioni.
Io sto leggendo un testo di Steiner intitolato "Genesi" che parla dei veri significati compresi nel libro della Genesi. Innegabile osservare come nei testi sacri di molti popoli antichi (tra cui il Popol Vuh) si ritrovino descrizioni della Creazione spesso simili, a volte addirittura coincidenti.
Le ipotesi come accennavi tu sono spesso le più varie, a volte si ipotizzano contatti misteriosi tra popoli antichi, contatti che non si sa spiegare come possano essere avvenuti dati i mezzi del tempo. Ma ciò non toglie che anche questa sia una spiegazione possibile.
Leggendo il libro che ti ho citato all'inizio, ritengo che una risposta ancor più plausibile, benchè di difficile comprensione per la nostra cultura, sia più vicina alle intuizioni Junghiane sull'inconscio collettivo, benchè, forse anche questa sia un'ipotesi parziale.
Mi viene da chiedermi: e se ciò che è contenuto negli antichi testi sacri fosse vero? Per noi incomprensibile, ma vero?
Non ho conoscenze sufficienti a spiegare quanto intuisco, provo a dire qualcosa però.
Ciò che ci giunge degli antichi testi sacri è solo un pallido riflesso di ciò che era possibile comprendere a coloro che li hanno scritti e alle persone, del tempo cui erano diretti. Ora, ciò che ci giunge a noi, sono spiegazioni irrazionali, assolutamente incomprensibili e chiaramente non possiamo pensarle come delle verità, come dei fatti realmente accaduti. Le traduzioni sono sbagliate e mal fatte.
Ma sarebbe un errore ritenere che l'uomo di quelle epoche, ragionasse, sentisse e percepisse le verità relative al mondo e alla dimensione spirituale, allo stesso modo in cui lo facciamo noi, in un'epoca così materialista e lontana dalla dimensione spirituale. A quell'uomo, all'uomo di quel tempo, risuonavano cose ben diverse, da quelle che risuonano a noi quando ci avviciniamo alle letture sacre.
Forse in quei testi ci sono molte verità, cose che l'uomo sapeva sulla creazione del mondo, che essendo una per tutto l'universo conosciuto, chiaramente sarebbe stata descritta in modi simili dai diversi popoli. Cose che noi non ricordiamo più, che non siamo in grado di cogliere.
Forse dunque non c'è bisogno di ipotizzare contatti tra i popoli, o un inconscio collettivo, forse semplicemente in quel tempo, ancora Sapevano.
Questo non è assolutamente una critica alle tue osservazioni, le mie considerazioni nascono dalle letture e non lo so se sono corrette. Certo se lo sono, quei testi sono veramente SACRI, molto più di quanto non lo sarebbero se nascessero per contagio culturale, perchè ciò significherebbe che c'è stato un tempo, in cui l'uomo veramente era in contatto con le forze che hanno creato la vita.

aisha

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Re: Mitologia e religione nel mondo precolombiano

Messaggio  Fabiana il Mar Set 29, 2009 3:46 pm

aisha scrive
Forse dunque non c'è bisogno di ipotizzare contatti tra i popoli, o un inconscio collettivo, forse semplicemente in quel tempo, ancora Sapevano.

Io vorrei provare a dire così: in quel tempo ancora sapevamo.

Ora diciamo che tutto é uno.
Nell'uno ci sono anche i Maya con le conoscenze, siamo noi a vederli lontani staccati nel tempo.
Ma é davvero così ?
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Re: Mitologia e religione nel mondo precolombiano

Messaggio  aisha il Mer Set 30, 2009 3:10 pm

Fabiana ha scritto:aisha scrive
Forse dunque non c'è bisogno di ipotizzare contatti tra i popoli, o un inconscio collettivo, forse semplicemente in quel tempo, ancora Sapevano.

Io vorrei provare a dire così: in quel tempo ancora sapevamo.

Ora diciamo che tutto é uno.
Nell'uno ci sono anche i Maya con le conoscenze, siamo noi a vederli lontani staccati nel tempo.
Ma é davvero così ?

Mi sembra una giusta osservazione la tua, diciamo dunque "in quel tempo ancora sapevamo

aisha

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Re: Mitologia e religione nel mondo precolombiano

Messaggio  Sebastiano il Mer Set 30, 2009 9:39 pm

Cara aisha, il discorso è abbastanza complesso. Il fatto che io sia tendenzialmente aperto all'ipotesi che siano intercorsi dei contatti fra nuovo e vecchio mondo in epoche precolombiane, è basata su diversi ritrovamenti archeologici e constatazioni di carattere etnografico in qualche modo "insabbiati" dalla storiografia ufficiale: mi riferisco in particolare a reperti di origine romana o fenicia, tanto per fare un esempio, alle rappresentazioni di etnie europee o africane, alle antiche mappe cinesi che raffigurano le americhe, alle piante americane fatte scolpire in bassorilievi del nord europa dai templari, ecc... Ora, tutto questo non è in contrasto con l'inconscio collettivo, ma credo serva a dare una visione d'insieme più corretta e organica.
L'altro punto è ciò che ti domandi riguardo all'ipotetica conoscenza della "vera" genesi da parte di popoli antichi. Ecco, credo che la tua sia una giusta osservazione ma che debba essere spiegata meglio e contestualizzata per non cadere in fraintendimenti: ricordiamoci che i racconti della genesi, nelle antiche civiltà, sono sempre racconti simbolici. Non sono delle cronache. Sono stati utilizzati determinati simboli (siano essi personaggi, luoghi, creature, avvenimenti) per rappresentare delle "leggi sottili" della natura e dello spirito... Vedi l'esempio del serpente piumato nel mio articolo.
La mitologia è scienza travestita da fantasia, anzi, è quasi una scienza più completa della scienza odierna perchè comprende la sfera immateriale delle cose. L'errore che commettiamo oggi è leggere i miti come il racconto di fatti, dimenticando di ricondurli a idee universali.

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Re: Mitologia e religione nel mondo precolombiano

Messaggio  Sebastiano il Gio Ott 01, 2009 11:33 am

Il "problema" della mitologia, se così si può dire, ma forse sarebbe meglio dire "la differenza" rispetto alla scienza moderna, è che si trattava di una scienza "irrazionale", che comunicava alla consapevolezza attraverso un linguaggio non trasmissibile, non "insegnabile". Si poteva tramandare solo il simbolo, non
la spiegazione.

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Re: Mitologia e religione nel mondo precolombiano

Messaggio  aisha il Gio Ott 01, 2009 3:57 pm

L'altro punto è ciò che ti domandi riguardo all'ipotetica conoscenza della "vera" genesi da parte di popoli antichi. Ecco, credo che la tua sia una giusta osservazione ma che debba essere spiegata meglio e contestualizzata per non cadere in fraintendimenti: ricordiamoci che i racconti della genesi, nelle antiche civiltà, sono sempre racconti simbolici. Non sono delle cronache. Sono stati utilizzati determinati simboli (siano essi personaggi, luoghi, creature, avvenimenti) per rappresentare delle "leggi sottili" della natura e dello spirito... Vedi l'esempio del serpente piumato nel mio articolo.
La mitologia è scienza travestita da fantasia, anzi, è quasi una scienza più completa della scienza odierna perchè comprende la sfera immateriale delle cose. L'errore che commettiamo oggi è leggere i miti come il racconto di fatti, dimenticando di ricondurli a idee universali.

Il "problema" della mitologia, se così si può dire, ma forse sarebbe meglio dire "la differenza" rispetto alla scienza moderna, è che si trattava di una scienza "irrazionale", che comunicava alla consapevolezza attraverso un linguaggio non trasmissibile, non "insegnabile". Si poteva tramandare solo il simbolo, non
la spiegazione.

Mi soffermo sulla questione delle mitologie che è quella che più mi affascina. Sull'argomento pro e contro "contatti fra culture" non ne so molto, se non che avevo vagamente memoria delle prove archeologiche ed etnografiche cui accennavi. Non ho infatti escluso questa componente, che ritengo possibile.
Forse per un piacere animico personale, forse perchè questa possibilità mi affascina interiormente, mi piace però considerare anche come ci sia un seme di profonda "verità" contenuto nelle mitologie. Riguardo a queste ultime di fatto concordo con quanto scrivi e quindi non ci sarebbe molto da aggiungere. Certo è che i miti non vanno letti in senso letterale, non sono descrizioni di una realtà materialmente avvenuta così come narrato nel mito. Ho cercato di esplicitare questo sottile passaggio, questa alchemia delle parole originarie con cui venivano narrati i miti della creazione, in un'altra sezione, ma forse è corretto per completezza riportare qui quanto ho scritto e che di fatto è un estratto da un testo di steiner:

(...)Di fronte a nessun altro documento dell'evoluzione dell'umanità è tanto grande la possibilità di allontanarsi dal suo vero significato quanto di fronte a quello che di solito si chiama Genesi, la cosiddetta creazione in sei o sette giorni.
Se una persona moderna, in una qualsivoglia lingua fra quelle oggi in uso, richiama nella sua anima parole come queste: "Nel principio gli Dei crearono i cieli e la Terra", quel che vi è in tali parole non è che un debole riflesso, appena un'ombra di quanto viveva nell'anima di chi, nell'antichità ebraica, faceva agire su di sè le parole iniziali della Bibbia.
Di fronte alle parole "Bereshit bara' Elohim et ashamaim veet haaretz" tutto un mondo viveva negli istanti in cui quelle parole gli balenavano nell'anima. Quale mondo? A cosa possiamo paragonare il mondo interiore che viveva nell'anima di un simile discepolo? Possiamo paragonarlo soltanto a quel che può avvenire nell'anima di chi accoglie le descrizioni che sperimenta il veggente, quando questi guarda direttamente nel mondo spirituale.
Le fonti di quell'insegnamento sono i risultati della veggenza, sono le viventi concezioni che il veggente accoglie quando, con tutta la sua comprensione, si libera dalle condizioni della percezione sensibile e dell'intelletto legato al corpo fisico, quando con i suoi organi spirituali guarda nel mondo spirituale. Quel che così nasce non deve essere scambiato con descrizioni di cose o avvenimenti del mondo fisico-sensibile; nasce qualcosa di fronte a cui occorre essere di continuo coscienti che si ha a che fare con un mondo del tutto diverso, con un mondo che è si alla base di quello sensibile, ma che in realtà non si identifica in nessun modo con le rappresentazioni, le impressioni e le percezioni dell'ordinario mondo sensibile.
Tutte le scienze che vogliono risalire alle origini, portando però con sè solo le rappresentazioni che sono prese dal mondo sensibile, non possono arrivare alle origini dell'esistenza sensibile, perchè essa è radicata in quella soprasensibile.
Fino a quando si legano le parole "cielo e terra" ancora a qualcosa che mantiene un residuo sensibile visibile, non si giunge a ciò cui mirano le prime parti della Genesi.
In cosa consiste il mistero delle parole-archetipo con cui incomincia la Bibbia? Quelle parole sono scritte in ebraico, cioè una lingua che agisce sull'anima in modo del tutto diverso di quanto possa agire qualsivoglia altra lingua moderna. Questa lingua oggi non agisce più come un tempo, poichè allora una lettera risuonava nell'anima risvegliando in essa un'immagine. Dinanzi all'anima di chi faceva agire su di sè con partecipazione vivente quelle parole, sorgevano in una certa armonia, e persino in forma organica, delle immagini paragonabili a ciò che il veggente può ancora vedere quando passa dalla sfera sensibile a quella soprasensibile.
Occorrerà perciò farsi un'idea della vigorosa pienezza di vita, della Virtù suscitatrice e creatrice che aveva ogni complesso di suoni di quell'antica lingua. Ne risulterà che per penetrare in questo testo, si dovrà percorrere un cammino del tutto diverso da quelli che oggi vengono scelti per comprendere qualsivoglia antico documento.
Sarà quindi nostro prossimo compito ricollegarci il meno possibile a qualcosa di conosciuto, e invece il più possibile liberarci da tutto quanto fin'ora avevamo pensato parlando di cielo e terra, di dèi, di creare e generare, e di principio. Quanto più potremo liberarci da ciò che fino ad ora abbiamo sentito con quelle parole, tanto meglio penetreremo nello spirito di un documento che si è sviluppato da condizioni dell'anima diverse da quelle dominanti nel presente. (...)

Non so spiegare meglio quanto ho tratto da Steiner, forse non l'ho ancora digerito a sufficienza, ma mi sembra che confermi quanto hai detto riguardo alla reale natura della mitologia.

aisha

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Re: Mitologia e religione nel mondo precolombiano

Messaggio  Fabiana il Gio Ott 01, 2009 5:16 pm

Sebastiano scrive
Il fatto che io sia tendenzialmente aperto all'ipotesi che siano intercorsi dei contatti fra nuovo e vecchio mondo in epoche precolombiane, è basata su diversi ritrovamenti archeologici e constatazioni di carattere etnografico in qualche modo "insabbiati" dalla storiografia ufficiale: mi riferisco in particolare a reperti di origine romana o fenicia, tanto per fare un esempio, alle rappresentazioni di etnie europee o africane, alle antiche mappe cinesi che raffigurano le americhe, alle piante americane fatte scolpire in bassorilievi del nord europa dai templari, ecc... Ora, tutto questo non è in contrasto con l'inconscio collettivo, ma credo serva a dare una visione d'insieme più corretta e organica.

Ora mi chiedo... Un uomo può viaggiare solo con i mezzi di trasporto attuali ? O meglio, può viaggiare solo da quando esistono navi, aerei ecc...?

Perché credo che se ricordassimo chi siamo, nessuna ipotesi sarebbe sbagliata. Forse alcune culture antiche erano meno invischiate, nella trappola del tempo e del dualismo e più vicine alla verità.

O no...sunny
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Re: Mitologia e religione nel mondo precolombiano

Messaggio  Sebastiano il Ven Ott 02, 2009 1:15 am

Cara Fabiana, no, certo, l'uomo non ha solo i mezzi di trasporto per viaggiare. Anzi, i grandi viaggi narrati dall'epica antica sono in primo luogo racconti di viaggi interiori, viaggi della consapevolezza. E certo, la coscienza è il ponte che ci lega alla Causa delle cose. Sicuramente, come suggerisci, i maestri che scrissero o tramandarono oralmente certi miti creazionistici, avevano effettivamente dovuto compiere un sentiero della mente che li ha portati ad un incontro con la veritas simplex di come è stato creato il mondo. Comprendendo le semplici armonie che originano (e mantengono, regolano, e fanno trasformare) tutte le cose che vediamo, i citati maestri (di cui non conosciamo il nome) elaborarono i racconti simbolici della genesi presso i vari popoli.
Ora, se da un lato questo spiega come mai si trovino miti quasi identici nelle varie parti del mondo, non bisogna del tutto sottovalutare l'importanza di possibili rapporti interculturali. Perchè se le conoscenze esoteriche e le esperienze mistiche, l'inconscio collettivo o le visioni intuitive, possono spiegare come mai i concetti chiave, le immagini principali, sono simili, non possono spiegare (o perlomeno non in modo completo) la scelta di certi dettagli marginali, comuni a miti distanti nel tempo e nello spazio. Per esempio, nella fiaba di Cenerentola, alcuni elementi come la famosa scarpetta di cristallo, sono in realtà degli adattamenti di versioni più antiche della fiaba, e in particolare di una fiaba cinese (ma pare che vi fosse una fiaba molto simile anche nell'antico Egitto). Questo per dire che il favolista di turno, trovandosi a dover esprimere la propria conoscenza attraverso storie allegoriche, attingerà sì dal campo dell'intuizione, del sogno o della fantasia, ma anche al suo patrimonio culturale e/o interculturale. Quindi, per intenderci, il dato Perrault, o Grimm, venendo a conoscenza di un racconto cinese che gli sembra fare al caso suo, per esprimere simbolicamente determinati concetti, non esiterà ad attingere ai simboli di quel racconto. Non si tratta di plagio, ma della citazione di simboli e allegorie già usati da altri per esprimere le stesse verità. E per tornare al nostro "Popol Vuh", credo che anche lì valga lo stesso principio... se effettivamente i Maya sono venuti in contatto con culture asiatiche, europee e africane prima della "scoperta" di Colombo, mi sembra ragionevole credere che i maestri indigeni abbiano attinto dalla mitologia venuta da oltreoceano per edificare il proprio testo sacro. Ma non escludo che anche il contrario sia avvenuto: se veramente Fenici e altri popoli antichi si sono spinti fino in America, potrebbero essere rimasti impressionati da certi usi, costumi e tradizioni locali, modificandoli poi e adattandoli al loro contesto. Per alcuni potrebbe suonare un discorso totalmente eretico e assurdo, ma valutando le cose attentamente e con neutralità, l'ipotesi mi sembra reggere sotto più di un punto di vista...


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Re: Mitologia e religione nel mondo precolombiano

Messaggio  Sebastiano il Mar Ott 20, 2009 2:28 pm

Smile la seconda parte dell'articolo:



Il "Popol Vuh" ci insegna quanta pazienza ci voglia prima di poter conseguire la condizione di umanità. La creazione dell’uomo, avviene infatti per tentativi successivi e una lenta preparazione. Il primo esperimento infruttuoso è quello di creare uomini con l’argilla. Il secondo con il legno. Per il successo bisognerà aspettare la terza prova, consistente nella creazione dell’uomo di mais.
Il fallimento dell’uomo d’argilla, un essere molle e deforme, dalla vista annebbiata, incapace di muoversi e dal linguaggio sconclusionato, è causato dal suo disfacimento a contatto con l’acqua.
La seconda generazione, fatta di uomini di legno – passaggio dal pupazzo di legno all’uomo autentico verrà affrontato nel mio libro "Favole Ermetiche" (novembre 2009), a proposito dell’esoterismo della fiaba di Pinocchio – fallisce perché: "non vi era niente nei loro cuori e niente nella loro mente, nessuna memoria dei loro artefici. Semplicemente andavano e venivano dovunque volevano. Non si ricordavano più di Cuore del Cielo" ("Popol Vuh").
Questi racconti andrebbero intesi al di là del significato letterale: gli uomini d’argilla e gli uomini di legno non sono delle razze del passato, bensì delle condizioni di umanità tutt’ora presenti e presenti in ognuno di noi. Così come l’uomo di mais, ovvero l’uomo compiuto, non rappresenta l’umanità attuale, bensì una condizione di compiutezza che si può attuare in ognuno di noi...
(leggi il resto dell'articolo: Arrow Arrow Arrow http://riflessioni.it/simbologia/popol-vuh-2.htm)

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Re: Mitologia e religione nel mondo precolombiano

Messaggio  Sebastiano il Lun Nov 30, 2009 3:34 pm

Ed ecco finalmente la terza parte Wink :



Giunta nel mondo in superficie, Xquic cerca di farsi accogliere a casa della suocera, la quale si dimostra tutt’altro che ospitale nei confronti della ragazza (non credendo che ella porti in grembo i suoi nipoti). Va detto che Hun Hunahpú, prima di partire per Xibalbá, aveva già generato due figli da una precedente unione: Hunbatz e Hunchouén, che ora vivevano insieme alla nonna.
Xquic insiste, cercando di convincere la suocera della sua sincerità, ma questa continua a mostrarsi riluttante. Cionondimeno, decide di mettere alla prova la ragazza (l’episodio che segue ricorda molto da vicino il mito greco di Psiche), dicendole di andare subito al podere a riempire una rete di pannocchie mais e portargliela. Tuttavia, arrivata al podere, Xquic si accorge che nel campo non è rimasto che un solo cespuglio di mais. Affranta poiché impossibilitata ad accontentare la suocera, la ragazza si mette ad invocare gli spiriti guardiani del luogo, ottenendo il loro aiuto. Xquic si mette a strappare le fibre della pannocchia, e per magia vede le pannocchie moltiplicarsi, così da poter agevolmente riempire la rete. Gli animali dei campi portano la pesante rete al posto della ragazza, e la depositano in un angolo della casa come se fosse stata Xquic a portarcela.
Di ritorno a casa, la nonna rimane meravigliata da quanto vede. Decide allora di andare al podere a controllare, e lì trova l’unico cespuglio di mais ancora intatto. L’anziana donna riconosce allora Xquic come nuora e la accoglie in casa sua.
Questi avvenimenti, così come quelli successivi (la gelosia e i ripetuti contrasti tra i fratellastri e i nuovi nati, Hunahpú e Xbalanqué), rappresentano sub specie interioritatis la transizione dalla coscienza profana a quella iniziatica. I fratellastri, che verranno poi vinti e allontanati di casa dai figli di Xquic, rappresentano Mercurio e Zolfo volgari, che vengono soppiantati dalla loro controparte nobilitata...
(leggi il resto dell'articolo Arrow Arrow Arrow http://riflessioni.it/simbologia/popol-vuh-3.htm)

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