Alchimia: la dottrina

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Alchimia: la dottrina

Messaggio  Sebastiano il Sab Nov 08, 2008 3:45 pm

Discussioni, commenti e approfondimenti sull'antica scienza delle trasmutazioni...

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Re: Alchimia: la dottrina

Messaggio  Sebastiano il Mar Nov 11, 2008 1:55 am

Very Happy Dal discorso che ho tenuto in occasione della presentazione del mio libro "Riflessioni sulla Grande Opera", a Paradiso:

Grazie al calore del fuoco, e’ possibile fondere i metalli, liberandoli via via dal loro involucro minerale e purificandoli dalle scorie.
- Non ci si pensa, ma e’ grazie a questa scoperta che l’uomo esce dalla presistoria ed entra nella storia. Con la scoperta del metallo e della fornace.

Infatti, dopo aver scoperto che era possibile estrarre il metallo dalla roccia grazie alla fusione, si e’ scoperto che questo metallo liquido poteva essere incanalato in uno stampo che avrebbe dato al metallo in raffreddamento la forma desiderata.
Si potevano cioe’ creare degli utensili. Ma attenzione: se prima, con la cesellatura della pietra, il procedimento era lungo e faticoso, e inoltre permetteva di creare poche forme, pochi utensili, ora, con il metallo, tutto era piu’ rapido, ed era possibile realizzare un numero impressionante di oggetti, destinati alla vita domestica, alla caccia, all’agricoltura, alla guerra. Insomma gli oggetti che hanno permesso la nascita delle prime civilta’. Per questo, dopo l’Eta’ della Pietra, le prime Ere della storia umana prendono il nome da metalli: Eta’ del rame, del bronzo, del ferro.

Quel che e’ strano, tuttavia, e’ che fin dal principio la lavorazione dei metalli non viene affidata a persone qualunque ma, curiosamente, a sciamani o sacerdoti, e le fornaci per la fusione si trovano entro i muri di cinta dei templi.
Esiste percio’, nella mente degli antichi, la percezione di un legame tra la lavorazione dei metalli e l’ambito del sacro.
Questo perche’ il percorso del metallo, che come abbiamo detto viene estratto dalle profondita’ della terra e grazie al fuoco liberato dalla pietra e purificato dalle scorie, e’ analogo al percorso sprirituale dell’uomo...
(leggi il resto del discorso Arrow Arrow Arrow http://sebastianobrocchi.googlepages.com/presentazione%22riflessionisullagrandeoper)

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Re: Alchimia: la dottrina

Messaggio  Sebastiano il Mar Nov 11, 2008 2:06 am

Questo invece é un estratto dalla conferenza che ho tenuto presso la Mya Lurgo Gallery di Lugano:

Tutti hanno la possibilità di diventare Alchimisti: l’Alchimia non è una scienza chiusa riservata ad un popolo soltanto, ad una casta, o solo agli uomini e non alle donne, o ai ricchi piuttosto che ai poveri.
Detto questo, è vero che esistono molte limitazioni all’ingresso di una persona nell’universo dell’Arte ermetica (mi viene in mente la metafora evangelica della “porta piccola”), ma si parla di limitazioni non stabilite da condizioni di nascita, bensì, generalmente, dalla nostra predisposizione d’animo. La porta piccola infatti rappresenta un accesso arduo non perché presenti delle limitazioni oggettive, ma perché è difficile da scorgere. Parliamo quindi di limitazioni intimamente soggettive e comunque transitorie.

Sì, esistono dei fattori connaturati alla persona dalla nascita che potrebbero impedire la sua attività mistica e alchemica: una malattia mentale, ad esempio. Uso comunque il condizionale perché non sappiamo realmente cosa vive una persona malata di mente: quando non riusciamo a comunicare con qualcuno diverso da noi, è impossibile sapere se questi abbia dei vissuti simili o identici ai nostri.
Ma più generalmente siamo noi stessi ad erigere quelle barriere che ci impediscono di relazionarci in modo fruttuoso alla spiritualità.
Per intraprendere l’Opera alchemica, dobbiamo recuperare l’interesse per le cose, la passione di scoprire, la capacità di rimettere in gioco tutte le opinioni acquisite. Duttilità e vivacità mentale, desiderio di scoprire la causa delle cose, che sarebbe, da parte nostra, un omaggio dovuto al dono della vita che abbiamo ricevuto.
Noi siamo qui, anzi noi siamo,prima di tutto, e in secondo luogo siamo qui in un universo, e non ci interessa capire, andare più a fondo?
(leggi il resto del discorso :study http://sebastianobrocchi.googlepages.com/intervistapressolamya_lurgo_gallery cyclops )

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Re: Alchimia: la dottrina

Messaggio  Sebastiano il Mar Nov 11, 2008 4:39 pm

Un interessante articolo di Adam McLean, "Il vaso alchemico come simbolo dell'anima".

In quanto studiosi della tradizione ermetica, tutti noi riconosciamo che l’opera alchemica si sviluppa su numerosi livelli: il lavoro fisico sulle sostanze, l’esperienza e la manipolazione delle forze eteriche, il lavoro interiore sull’anima, al pari degli aspetti cosmologico-planetari.
Questi differenti aspetti dell’opera si interconnettono e si sovrappongono l’uno con l’altro.
In effetti, in un certo senso, se i vogliamo fare qualche progresso nel lavoro alchemico, dobbiamo necessariamente perseguire parallelamente questi differenti obiettivi, affiancando lo sviluppo interiore al lavoro esteriore.
Un simbolo che si ricollega a questa molteplicità di aspetti dell’opera è quello del vaso alchemico. In questo articolo desidero sottolineare alcuni modi con cui possiamo usare questo simbolo per i nostri esercizi interiori.
La tradizione dello sviluppo interiore in alchimia, si persegue trasponendo le trasformazioni ed i procedimenti alchemici sul piano interiore. Come in ogni pratica esoterica, l’interiorizzazione dell’esperienza può produrre squilibri nelle potenti energie psichiche che noi evochiamo durante il lavoro interiore, a meno che non troviamo dei mezzi per contenere queste energie. Nella tradizione dei rituali magico-cerimoniali, gli operatori usano normalmente una apertura ed una chiusura del rituale che funge da struttura di contenimento e salvaguarda dalla dissipazione le energie suscitate durante il lavoro...
(leggi il resto dell'articolo su: study ) http://www.alchemywebsite.com/vaso_alchemico.html

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Re: Alchimia: la dottrina

Messaggio  Sebastiano il Dom Nov 16, 2008 2:34 pm

Un mio articolo pubblicato oggi a proposito dell'ermetica "certezza":

Verum, sine mendacio.
Un’analisi filosofica ed ermetica della Certezza.
Novembre 2008

“È così! Ci metterei la mano sul fuoco!”.
Quante volte abbiamo sentito e usato questa espressione? Usata così, per modo di dire, naturalmente senza crederci veramente. Nessuno metterebbe veramente la mano sul fuoco per avvalorare una convinzione, ci mancherebbe altro… ma sapete da cosa deriva questa curiosa “dichiarazione di certezza”? Deriva, così tramanda la tradizione, dalla vicenda del romano Muzio Scevola. Ecco la sua storia:
«Stupendi sono i personaggi dei quali narrano la tradizione e la leggenda Romane, tra essi svetta Muzio Scevola, in lotta contro il malvagio Porsenna intorno all’anno 507 a.C., il quale non si voleva arrendere dopo la sconfitta inflitta a lui da Orazio Coclite e insisteva ad assiepare Roma. Muzio Scevola s’introdusse nel campo tentando di attentare a Porsenna, colpì invece il suo scrivano e per punirsi si tagliò la mano che aveva compiuto quell’errore.
Volontariamente mise la mano in un braciere e la lasciò ardere davanti al re, Porsenna, avvinto da quel coraggio e provando grande ammirazione lo lasciò libero. Durante l’assedio di Roma da parte etrusca, l’atto di Muzio Scevola mette in evidenza la forza d’animo e l’ardimento dei romani.
In verità si chiamava Muzio Cordo, il nome di Scevola voleva dire Mancino, dato che gli era rimasta solo la mano di manca» (da www.anticaroma.org).
«Questo famoso episodio ha dato origine al modo di dire: "mettere la mano sul fuoco". Quando infatti si è estremamente sicuri di una cosa, per rafforzare la propria posizione è solito dirsi "ci metterei la mano sul fuoco", come a voler riproporre, talvolta con aria di sfida, la vicenda accaduta a Muzio Scevola» (da wikipedia)...

( study leggi il resto dell'articolo: Arrow http://www.riflessioni.it/simbologia/verum-sine-mendacio.htm)

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Re: Alchimia: la dottrina

Messaggio  Sebastiano il Dom Nov 16, 2008 10:01 pm

"Riflessioni sull'Alchimia", la rubrica di Elena Frasca Odorizzi su riflessioni.it study

Arrow http://www.riflessioni.it/alchimia/index.htm

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Re: Alchimia: la dottrina

Messaggio  Diogene il Mer Nov 19, 2008 5:14 pm

Sebastiano ha scritto:Un mio articolo pubblicato oggi a proposito dell'ermetica "certezza":

Verum, sine mendacio.
Un’analisi filosofica ed ermetica della Certezza.
Novembre 2008...

Leggendo il tuo articolo mi viene una domanda: un'intuizione non può "mentire"? Certe volte abbiamo dei presentimenti che poi si rivelano infondati alla prova dei fatti...
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Re: Alchimia: la dottrina

Messaggio  Sebastiano il Mer Nov 19, 2008 11:20 pm

Bisogna distinguere fra "presentimento" e "intuizione" :_saput///:
Il presentimento trae una conclusione da presupposti conosciuti, mentre l'intuizione di cui parlo nell'articolo ha il carattere della "reminiscenza" platonica, o della rivelazione interiore di verità prima sconosciute. Idea
Il presentimento nasce dalla nostra sfera mentale o emozionale, mentre l'intuizione é un'illuminazione che non dipende da noi. La prova é che spesso noi non avremmo i "mezzi" culturali per "ideare" spontaneamente quei concetti che invece "riceviamo" tramite l'intuizione. Very Happy
È vero che talvolta potremmo scambiare delle nostre "illusioni" per "intuizioni"... tuttavia, le vere intuizioni di cui parlo, sanno darci delle risposte chiare ed onnicomprensive di ciò che prima ci appariva misterioso (parlo soprattutto delle grandi domande dell'umanità)...

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Re: Alchimia: la dottrina

Messaggio  Diogene il Gio Nov 20, 2008 4:38 pm

Molti religiosi che sono convinti "per intuizione" che il loro Credo sia vero... eppure tu dici che solo l'intuizione ermetica dà delle certezze.

Altra domanda: i maestri ermetici dicono sempre la verità? Ermes era anche il dio dei ladri e degli imbroglioni...
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Re: Alchimia: la dottrina

Messaggio  Sebastiano il Ven Nov 21, 2008 2:36 am

Molti religiosi che sono convinti "per intuizione" che il loro Credo sia vero... eppure tu dici che solo l'intuizione ermetica dà delle certezze.

Se mi convinco di una verità religiosa non si tratta di intuizione, ma di auto persuasione o presentimento che ciò che mi é stato raccontato (da altri uomini) riguardo al sacro sia vero. Il che capita spesso e a moltissime persone, che si direbbero convinte anche a livello "viscerale" della fondatezza del loro credo, ma ciò non toglie che si tratta di informazioni ricevute dall'esteno... per intenderci, nessun nativo americano ha mai avuto "convinzioni mistiche" riguardo a Cristo e alla Madonna prima di incontrare un missionario cristiano, così come nessun Indiano ha mai proclamato l'atto di fede all'Islam prima che questo fosse introdotto in India!!!
Un'intuizione gnoseologica come quelle di cui parlo nel mio articolo, al contrario, "immette"* nell'individuo delle informazioni che questi non aveva percepito precedentemente da fonti esterne, oppure mette ordine fra conoscenze confuse, con evidente "estraneità" all'intelletto egoico...

*: dico immette ma potrebbe trattarsi, piuttosto, come già detto, di "reminiscenza"...

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Re: Alchimia: la dottrina

Messaggio  Sebastiano il Ven Nov 21, 2008 2:41 am

Diogene ha scritto:Altra domanda: i maestri ermetici dicono sempre la verità? Ermes era anche il dio dei ladri e degli imbroglioni...

No, e per loro stessa ammissione! Adesso non ho sottomano il libro, ma so che nel "Corpus Hermeticus" stesso, Ermete dichiara che spesso i maestri danno "al popolo" (=profani) delle informazioni che non sono proprio delle menzogne, ma delle verità molto cammuffate, perché essi non sarebbero in grado di comprendere certe rivelazioni senza la dovuta preparazione... Ermete si riferisce soprattutto a rivelazioni sull'assenza di dualismo, sulla vita e sulla morte... che verrebbero certamente fraintese dalle masse, e che persino per gli Iniziati sono spesso difficili da comprendere!

Sul fatto che Ermes fosse anche il Dio dei ladri e degli imbroglioni ci tornerò un'altra volta, perché merita approfondimento...


Ultima modifica di Sebastiano il Mar Nov 25, 2008 7:29 pm, modificato 1 volta

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Re: Alchimia: la dottrina

Messaggio  Diogene il Ven Nov 21, 2008 2:06 pm

Ora capisco meglio quel che vuoi dire... Very Happy
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Re: Alchimia: la dottrina

Messaggio  massY il Mar Nov 25, 2008 4:20 pm

Sebastiano...
mi posso permettere di chiederti dei chiarimenti su questo tuo ultimo post?

"Ermete si riferisce soprattutto a rivelazioni sull'assenza di dualismo, sulla vita e sulla morte... che verrebbero certamente fraintese dalle masse, e che persino per gli Iniziati sono spesso difficili da comprendere!"

Posso chiederti di approfondire la questione?
Che cosa può essere frainteso dalle masse, è fuori luogo chiederti un esempio?
E' possibile parlare di queste veritò posto dopo post?

grazie
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Re: Alchimia: la dottrina

Messaggio  Sebastiano il Mar Nov 25, 2008 7:27 pm

Per esempio, parlare apertamente ai profani dell'assenza di dualismo, o del carattere illusorio della morte, avrebbe potuto scatenare effetti devastanti. Se io dico a qualcuno che non sia stato istruito-iniziato alla dottrina ermetica: "in ogni tua azione non può esservi peccato", o "in realtà nulla e nessuno può morire poiché tutto é vita" (sono solo due esempi fra i molti che si potrebbero fare!); il mio ascoltatore potrebbe facilmente fraintendere, e darsi ai più folli e scellerati delitti credendo di non fare alcun danno! geek E se non sbaglio é proprio questo l'esempio preso da Ermete nel discorso che ho citato (ma come già detto dovrei ritrovare il riferimento al capitolo...)
Per molte verità ermetiche é necessario capire "in che senso" vengono affermate, e questo non poteva certo essere fatto in ambito profano, poiché per comprenderle era necessario aver trasceso molti schemi dell'indottrinamento scolastico/sociale/religioso...
Per esempio, come ho cercato di far vedere nel mio articolo sullo Zen ( Arrow http://www.riflessioni.it/simbologia/simboli-zen.htm), la via ermetica é una via di paradossi, comprensibili soltanto alla luce dell'Unità del tutto, e non da una mente ancora ancorata al duale.

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Re: Alchimia: la dottrina

Messaggio  Sebastiano il Mar Nov 25, 2008 7:35 pm

... perciò, tornando alla questione delle "menzogne ermetiche", che in realtà, come già detto, non sono proprio delle bugie quanto piuttosto un "tacere" su certi aspetti, un esempio poteva essere: lasciare che le folle seguissero/credessero certe favole sul paradiso e l'inferno, su "ciò che é bene fare e ciò non é bene fare"... questo permetteva di preservare una certa "pace sociale"... per pensare alle reali leggi metafisiche dell'universo c'era sempre tempo!

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Re: Alchimia: la dottrina

Messaggio  Sebastiano il Dom Dic 14, 2008 2:29 am

Il mio articolo di dicembre su riflessioni.it, che questo mese parla di Opera al Verde:

La Viriditas
L’alchimia dell’albero e il germoglio interiore.
Dicembre 2008

Vi sembrerà strano che io affronti questo tema alle soglie del solstizio d’inverno. Sembra strano anche a me, questo titolo che richiama la rinascita primaverile della vegetazione, mentre un manto di neve ricopre già gran parte dell’emisfero boreale, e i boschi decidui hanno già perduto l’ornamento di fogliame delle loro chiome…
Questo articolo sarebbe stato adatto al mese di marzo, quando dopo il disgelo la natura torna a tingersi appunto di verde, e di tutti i colori dei fiori. Anzi, ero proprio convinto di scriverlo in quel mese! E invece, non so perché, alla fine ho scelto che la Viriditas avrebbe riempito la mia pagina di dicembre, al posto di temi simbolici sicuramente più pertinenti, come la celebrazione del dies natalis solis, la “natività” nei culti messianici, o gli elementi del folklore natalizio…
Eppure, se ben ci pensate, ogni città, ogni villaggio, e quasi tutte le famiglie cristiane del mondo, proprio in questo periodo hanno acquistato, decorato ed esposto nelle piazze, nelle case, proprio un albero verde. L’albero di natale. E su quasi tutte le porte sono affisse verdi corone di abete o agrifoglio… é come se, proprio nel periodo più ostile alla vita vegetale, il fogliame di quegli alberi che non si lasciano spogliare dall’autunno, i sempreverdi, godesse di una forma di tacita devozione collettiva.
Cosa c’entra tutto questo con la Viriditas… o meglio, cos’è la Viriditas?

(leggi il resto dell'articolo: Arrow http://www.riflessioni.it/simbologia/viriditas.htm)

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Re: Alchimia: la dottrina

Messaggio  massY il Ven Gen 16, 2009 4:38 pm

Sebastiano ha scritto:Per esempio, parlare apertamente ai profani dell'assenza di dualismo, o del carattere illusorio della morte, .

Sebastiano, puoi indicarci qualche libro che dia ulteriori informazioni o che ci aiuti a capire meglio il concetto di assenza di dualismo e carattere illusorio della morte?

Posso farti un'altra banalissima domanda?
Riesco a ragionare sul concetto di "assenza di dualismo", ma allora come deve essere "considerata" e "vissuta" la vita?

grazie
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Re: Alchimia: la dottrina

Messaggio  Sebastiano il Ven Gen 16, 2009 7:36 pm

MassY, tu ce l'hai il mio libro "Riflessioni sulla Grande Opera", vero? Direi che la citazione a pag. 57-58, di Louis Cambriel, sia molto eloquente in risposta all'assenza di dualismo...
Sull'illusorietà della morte, mi viene in mente la "Baghavadgita" (...in verità, mai vi fu tempo in cui io non fossi, né tu, né questi capi di popoli; e in seguito, mai vi fu tempo in cui noi non saremo...).
Infine, prima di rispondere alla tua ultima domanda, vorrei capire meglio cosa intendi... o meglio, vorrei capire meglio come la relazioni a quanto detto sul dualismo e la morte...

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Re: Alchimia: la dottrina

Messaggio  massY il Ven Gen 16, 2009 8:50 pm

Si, ho il tuo libro... leggerò appena arrivo a casa.

Come ti relaziono l'assenza di dualismo e l'illusorietà della morte alla mia domanda?

Bhè, la domanda è relazionata anche al tema degli arconti. Cerco di spiegarmi meglio.
Forse sono in un periodo della mia vita nel quale, ciò per cui vivevo in passato non ha più nessun effetto.
Ormai ho capito che i beni e le soddisfazioni materiali possono solo darmi una soddisfazione illusoria. Non sono la vera vita.
Sono ad un bivio, ma non trovo l'altra strada.

So che c'è qualcosa di diverso e di "più elevato". Ma non so cosa. So quello che non va (o almeno alcune cose), so quali sono le strade sbagliate, ma non so quale sia la strada giusta e se ce ne sia una.

Non riesco a dare un significato al male che esiste in questo mondo e sinceramente in me si sta formando la consapevolezza che "forze" contrarie all'uomo esistano veramente. Che questo sia un mondo prigione o qualcosa del genere. In questo modo si spiegherebbero molto cose.

Non riesco quindi in primo luogo a dare un senso a "questa vita" e volevo un tuo parere.
Se poi la morte è illusoria.... in che modo non subire gli affanni e le preoccupazioni della vita di tutti i giorni?
In che modo rimanere distaccati dal perdere le persone a cui vogliamo bene e che amiamo?

So che non mi sto spiegando al meglio, ma sono infinite domande che mi frullano nella testa e tutte sono collegate tra loro.

Se non esiste dualismo, se la morte è illusoria... cosa siamo noi e perchè esiste questa illusorietà? Perchè entriamo a far parte di questo gioco chiamato vita, non ricordandoci niente di un eventuale vita precedente?

La mia era una domanda in due direzioni, la prima basata su quello che sto vivendo e quindi chiedendoti come vedi la vita, l'esistenza, anche quella di tutti i giorni.

L'altra è indirizzata a quello che fai per ritornare a ciò che chiami il tutto, al "non dualismo".
Qui parliamo di alchimia, parliamo di trasformazione di noi stessi... in modo molto umile sto cercando di praticarla ogni giorno, ogni mattina!

Spero di non aver creato ulteriore confusione.
Ti ringrazio.
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Re: Alchimia: la dottrina

Messaggio  Sebastiano il Dom Gen 18, 2009 3:00 pm

Caro massY, nel tuo post sollevi delle questioni che stanno alla base della filosofia e della comprensione dell'esistenza, perciò capisci che sarebbe difficile rispondere con qualche riga! Inoltre, avendo fatto il tuo ingresso nella via ermetica, come ogni Alchimista sei giustamente in cerca del significato dell'esistenza, e in questo credo, anzi spero, che i miei libri e i miei articoli possano esserti d'aiuto...
Ciononostante, voglio cercare di rispondere nel limite del possibile ad alcuni punti che hai sollevato. Due in particolare:

massY ha scritto: 1 Non riesco a dare un significato al male che esiste in questo mondo e sinceramente in me si sta formando la consapevolezza che "forze" contrarie all'uomo esistano veramente. Che questo sia un mondo prigione o qualcosa del genere. In questo modo si spiegherebbero molto cose.

2 Non riesco quindi in primo luogo a dare un senso a "questa vita" e volevo un tuo parere.
Se poi la morte è illusoria.... in che modo non subire gli affanni e le preoccupazioni della vita di tutti i giorni?
In che modo rimanere distaccati dal perdere le persone a cui vogliamo bene e che amiamo?
Se non esiste dualismo, se la morte è illusoria... cosa siamo noi e perchè esiste questa illusorietà? Perchè entriamo a far parte di questo gioco chiamato vita, non ricordandoci niente di un eventuale vita precedente?

Al punto 1 ti rispondo: se vuoi, citami alcuni di quelli che chiami "mali del mondo". In questo modo cercherò di dimostrarti, con semplici deduzioni, l'assenza di dualismo.

Al punto 2: bisogna ben comprendere cosa si intende dicendo che la morte é illusoria. La morte, é una funzione naturale, che come tutte le cose in questo mondo ha un suo ruolo e un suo significato importantissimo e assolutamente imprescindibile. Nella fattispecie, essa é l'agente necessario al rinnovamento. È naturale che a noi, individui che vivono nel mondo, con i loro attaccamenti, i loro affetti e le loro interazioni, può apparire drammatico il distacco o la perdita di alcuni elementi che costituiscono "il nostro mondo", ma se osservi le cose "dall'alto", immaginando per un attimo di essere la Mente che deve regolare tutte le cose, ti renderai conto della necessità di produrre un rinnovamento nella natura attraverso nascita e morte.
Il carattere illusorio della morte, é costituito dal fatto che in realtà, nulla nasce e nulla muore, tutto si trasforma. Se questo avviene (ed é provato dalla scienza) a livello fisico, poiché ogni singolo elemento che va a costituire un "nascituro" é già presente negli organismi che lo generano, e allo stesso modo ogni elemento del "morto" ritorna a far parte del circolo della natura; é assurdo pensare che lo stesso non avvenga a livello metafisico!!! Se la materia che costituisce una persona é ad essa preesisistente e non muore con essa ma si trasforma in nuove componenti, lo stesso avviene con anima e spirito. Per quanto riguarda la sopravvivenza dell'Io e la reincarnazione, ti consiglio di leggere questo articolo
study http://sebastianobrocchi.googlepages.com/metempsicosi

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Re: Alchimia: la dottrina

Messaggio  massY il Mer Gen 21, 2009 3:47 pm

"i mali del mondo": non so, prendiamone uno bello grosso.
Quello che è accaduto nella striscia di Gaza.
In alcuni forum e siti di notizie mi è capitato anche di vedere immagini veramente forti, quali quella di un uomo che teneva per i piedi la metà inferiore di un corpo di un bambino dilaniato da un esplosione.
In ogni caso la "guerra" di questi giorni tra israele e palestina.
oppure le guerre etniche africane di questi ultimi anni.
Forse ho fatto scivolare tutti fuori tema.
grazie
massY
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Re: Alchimia: la dottrina

Messaggio  Sebastiano il Mer Gen 21, 2009 7:52 pm

Benissimo. Vediamo di arrivare, insieme, a dimostrare l'assenza di dualismo.
Nota bene: dimostrare l'assenza di dualismo, non dimostrare che la guerra sia un bene, il che, mi pare, é ben diverso!!! Assenza di dualismo significa "né bene né male". Su questo bisogna essere in chiaro.

Ora, tu hai citato la guerra come un male del mondo perché così é considerata "tradizionalmente". Questo comporta tutta una serie di pregiudizi e luoghi comuni. Per esempio il fatto che, prima ancora della guerra, la morte sia considerata un male. Siamo d'accordo? Se la gente considerasse la morte un bene, anche la guerra verrebbe considerata un bene. Una cosa dipende dall'altra. Tuttavia, considerare la morte un male, non é una constatazione "scientifica", bensì una speculazione filosofico-religiosa.
Se prendi un suicida, ebbene, costui non considererà la morte un male, o perlomeno la considererà come "il minore dei mali", ma di fatto, scegliendola come "soluzione ai suoi problemi", dimostra di non considerarla solo come qualcosa di negativo. Capisci? Qui entriamo nel labirinto della soggettività: ogni cosa é giudicata un bene o un male a seconda di chi guarda.
Certi estremismi religiosi e sette che in passato hanno promosso il suicidio di massa, l'uccisione degli eretici o le guerre sante, non consideravano queste cose come dei mali, anzi! A quanti crociati é stato promesso il paradiso in cambio della guerra??!!

Non solo: generalmente, nessuno compie un'azione se non la considera positiva, almeno sotto certi aspetti, e soprattutto se non ritiene che gli aspetti positivi prevalgano sugli eventuali aspetti negativi. Mi spiego: il soldato che va in guerra per un ideale, l'assassino che commette un omicidio, l'inquisitore che condanna l'eretico... sono tutti convinti che ciò che fanno sia positivo, in caso contrario non agirebbero così. Una persona agisce sempre pensando di fare bene, o comunque pensando di fare un male "accettabile" in vista di un bene maggiore. Questo poiché ogni creatura é mossa da una forza che la spinge a cercare il miglioramento delle cose.
Quindi: non esiste nulla che sia giudicato positivo o negativo da tutti, indistintamente. Bene e male restano comunque e sempre dei giudizi soggettivi.

Infine, il giudizio di un evento come positivo o negativo, il giudizio di un'azione come bene o male, é generalmente determinato da un'osservazione superficiale, che non tiene conto delle cause e degli effetti (poiché ignora entrambi).

Detto questo, non voglio dire che tutto ciò che accade sia un bene. Semplicemente, vi sono delle azioni, dei mutamenti, che portano in direzione dell'ordine, dell'armonia, mentre altre azioni, altri mutamenti, conducono al chaos e alla disarmonia. Però sta a noi, soggettivamente e relativamente al nostro operato, stabilire cosa porti all'Ordine e cosa porti al Chaos, senza giudicare gli altri, il loro operato, e gli eventi del nostro tempo. L'osservazione della natura dovrebbe indurci a vedere che tutto ciò che accade ha uno scopo preciso, e risulta perciò necessario.
Quindi se tu, per te stesso, giudicherai che non tanto la guerra in sé, quanto piuttosto gli istinti che conducono gli uomini alla guerra (ovvero gli istinti bellicosi, la rabbia, la violenza), conducono ad una condizione di chaos e disarmonia, saprai per te stesso trarre le dovute conclusioni, e cercare di trasmutare dentro di te queste forze in qualcosa di diverso e costruttivo.

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Re: Alchimia: la dottrina

Messaggio  Sebastiano il Mer Gen 21, 2009 7:57 pm

Considera un'altra cosa: la vista delle immagini della guerra ha suscitato in te un sentimento di rifiuto e dispiacere, di compassione nei confronti di chi soffre e il desiderio che cose del genere non accadano più in futuro. Ora cos'é cambiato in te? Nel tuo animo si é operata una catarsi. Questo fa sì che se ti troverai nella condizione di provocare od evitare una guerra, cercherai di evitarla, e non di provocarla. Ora, pensa che ciò che si é formato dentro di te, questi pensieri, questi sentimenti, si sono formati anche in migliaia di altre persone! Rifletti su questo, e sull'imprescindibile ruolo catartico che hanno i cosiddetti "mali del mondo"... Wink

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Re: Alchimia: la dottrina

Messaggio  massY il Mer Gen 21, 2009 8:16 pm

Capisco, ma vedo che questa catarsi non è avvenuta per niente in molte altre persone e penso che il loro numero sia di molto superiore a quelle che invece, come me , provano gli stessi sentimenti di rifiuto.

Che la morte sia valutata un bene o un male, può anche dipendere da un giudizio soggettivo, ma è un fatto, un fatto realmente accaduto che nel mio esempio forse incide di più sui genitori che sul bambino stesso che ha subito quella morte atroce.

Quindi la morte serve a quei genitori e a chi come me la nota, per una "purificazione" interna?
Bisogna spostare quindi l'attenzione su ciò che la morte provoca e non sulla morte stessa?
Se fosse così, questa vita sarebbe una specie di "training" , quasi un campo scuola per imparare. Scusa se le mie parole non sono le più corrette, ma l'argomento mi risulta molto complicato.

In ogni caso il mio sguardo sfugge da questa realtà, non può essere l'unica possibile, o almeno lo spero.
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Re: Alchimia: la dottrina

Messaggio  Sebastiano il Gio Gen 22, 2009 11:04 am

MassY, ho spostato l'argomento "assenza di dualismo" nella sezione FILOSOFIA:
Arrow http://ilparnaso.forumattivo.com/filosofia-f3/il-bene-e-il-male-dualismo-assenza-di-dualismo-t162.htm

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